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Nel volto dell’uomo

Dove il dito di Cristo tocca la terra 
è lì che l’uomo incontra Dio,
in se stesso,
perché dalla terra siamo stati creati.

Lungo i sentieri sterrati del tempo,
l’uomo cerca Dio 
tra stelle fredde e scritture consunte,
nei silenzi delle cattedrali
e nel fragore delle domande.

Lo chiama nel vento,
lo prega nel vuoto,
lo insegue tra veli di mistero
come assetato nel deserto.

Ma Dio non abita solo l’alto,
non si cela soltanto nei cieli
o nei nomi incisi sul marmo sacro.
Dio si china tra la polvere,
tra le rughe di un volto stanco,
negli occhi feriti di un estraneo,
nel tremito di mani che chiedono.

E quando l’uomo smette di cercare in alto
per guardare l’uomo accanto,
quando riconosce nell’altro
una scintilla di eterno,

allora, in un sorriso inaspettato,
in un perdono difficile,
in un abbraccio che salva 
trova Dio.
Non dove pensava.
Ma dove era sempre stato.
Nel cuore dell’uomo.
Anche nel più impensabile.



Questo è il secondo di tre testi scritti in occasione della Pentecoste 2025 all'interno del concerto "De André canta lo spirito inquieto dell'uomo" della Piccola Orchestra Animae Faber.
Ispirato al racconto dell'incontro tra Gesù e l'adultera.