#trasparenzedipensiero

"Io trovo i miei versi intingendo il calamaio nel cielo" (Alda Merini).

CHI SONO
Classe 1980. Ho conseguito la maturità classica presso il Liceo Classico "Madralisca" di Cefalù e il Baccalaureato in S. Teologia presso la Pontificia Facoltà Teologica di Sicilia a Palermo.

Ho studiato Mariologia a Roma alla Pontificia Facoltà teologia "Marianum" e dal 5 maggio 2007 sono presbitero della Chiesa di Cefalù.

Attualmente sono Parroco della Chiesa Madre, della Parrocchia S. Cataldo e Rettore del Santuario dello Spirito Santo a Gangi (PA).

Per la Diocesi svolgo il servizio di Direttore dell'Ufficio di Pastorale Sociale e del Lavoro.

La notizia della scelta di don Alberto Ravagnani di lasciare il sacerdozio ha suscitato emozioni contrastanti e un dibattito acceso, soprattutto tra quanti hanno seguito con interesse e stima il suo percorso negli ultimi anni. È una decisione che tocca corde profonde, perché riguarda una vocazione, una storia personale e una comunità che, nel tempo, si è riconosciuta nel suo ministero.

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Oggi è il giorno dei sopralluoghi della politica. Li vediamo sui luoghi delle frane, lungo le strade spezzate, davanti alle case evacuate. Non mi piace chiamarle passerelle, perché credo che la politica debba fare questo: esserci, guardare, ascoltare. Sarebbe anzi grave il contrario. Ma proprio perché è il loro ruolo, oggi sento il bisogno di andare un po’ più a fondo.

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La Parrocchia S. Teresa di via Filippo Parlatore è stata condannata al risarcimento per gli schiamazzi dei ragazzi dell’oratorio. Sì, avete letto bene: non per un rave clandestino, non per un concerto heavy metal improvvisato, ma per il sacro, antichissimo e (pare) intollerabile rumore dei bambini che giocano.

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Ho visto ieri sera la puntata di Piazza pulita e subito ho fatto una semplice considerazione. L’emendamento “fake” presentato dall'On.le Ismaele La Vardera all’Assemblea Regionale Siciliana nasce con un intento che, a prima vista, appare persino condivisibile: denunciare un sistema percepito come malato, portare alla luce storture, ipocrisie, meccanismi opachi che da troppo tempo minano la fiducia dei cittadini nelle istituzioni.

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Il rischio che si profila non è solo politico, ma anche economico: una supremazia statunitense esercitata attraverso il controllo dei mercati, delle catene di approvvigionamento e delle valute, senza precedenti per intensità e sistematicità.

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La vicenda della famiglia che vive nei boschi del Chietino, in un casolare senza acqua ed elettricità, ha fatto il giro del Paese. Due genitori, tre bambini, una vita fuori dagli schemi moderni, niente scuola tradizionale. E come sempre sui social e nel dibattito pubblico sono emersi gli schieramenti dei pro e contro, gli opinionisti.

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Alice ed Ellen, icone dello spettacolo europeo e figure amatissime anche in Italia, hanno scelto di congedarsi dalla vita insieme, così come insieme avevano percorso ogni fase della loro lunga esistenza.

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Dopo la morte di un giovane ragazzo, dopo i controlli e i provvedimenti delle Forze dell’ordine che presidiano il territorio, sull’orda delle emozioni, non è giusto fare valutazioni che potrebbero risultare viziate. Ma col tempo ci si ferma, ci si interroga, ci si guarda intorno e, chi ha un ruolo educativo in una comunità, è giusto che legga le criticità che stanno alla base o contribuiscono in qualche modo a determinare un contesto fragile come quello che segna i nostri paesi, nessuno escluso.

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La nota della Congregazione ricorda con chiarezza che Maria non è una divinità, ma la creatura redenta in modo eminente, scelta da Dio per essere la Madre del Figlio e, attraverso di Lui, Madre della Chiesa. Il suo “sì” all’Annunciazione apre la via della salvezza, ma non le conferisce alcun ruolo autonomo o paritario rispetto all’unico Redentore, Gesù Cristo.

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Troppo spesso, in quelle notti di musica e luci (legalizzate), l’alcol e le sostanze trovano un terreno fertile per diffondersi, normalizzandosi, diventando parte del “divertimento” stesso. È un segnale che non possiamo più fingere di non vedere.

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È la malattia dell’anima che si consuma lentamente quando la fede si riduce a gesto, a parola, a forma esteriore; quando ciò che è chiamato a essere incontro, diventa abitudine; quando il fuoco si spegne sotto le ceneri del dovere.

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Quando non ci si sente più a proprio agio né nell’istituzione né nel mondo, si tende a rifugiarsi o nel dogma o nell’immagine. E in entrambi i casi si finisce per assolutizzare se stessi: o come custode della purezza perduta, o come testimone dell’apertura a ogni costo. Ma la comunicazione evangelica non è né nostalgia né show.

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  • Via Spirito Santo, Gangi PA, Sicilia, Italia