#trasparenzedipensiero

"Io trovo i miei versi intingendo il calamaio nel cielo" (Alda Merini).

CHI SONO
Classe 1980. Ho conseguito la maturità classica presso il Liceo Classico "Madralisca" di Cefalù e il Baccalaureato in S. Teologia presso la Pontificia Facoltà Teologica di Sicilia a Palermo.

Ho studiato Mariologia a Roma alla Pontificia Facoltà teologia "Marianum" e dal 5 maggio 2007 sono presbitero della Chiesa di Cefalù.

Attualmente sono Parroco della Chiesa Madre, della Parrocchia S. Cataldo e Rettore del Santuario dello Spirito Santo a Gangi (PA).

Per la Diocesi svolgo il servizio di Direttore dell'Ufficio di Pastorale Sociale e del Lavoro.

Durante la Settimana della Fede che si è svolta a Gangi ho avuto modo di esprimere una convinzione che oggi mi sembra ancora più attuale: se l’uomo comprenderà davvero che l’intelligenza artificiale può diventare una minaccia, farà di tutto per evitare di esserne dominato. È nella natura stessa dell’uomo.

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La scuola non è soltanto il luogo nel quale si apprendono nozioni e discipline. 𝗘' 𝘂𝗻𝗮 𝗰𝗼𝗺𝘂𝗻𝗶𝘁𝗮̀ 𝗱𝗶 𝘃𝗶𝘁𝗮 𝗲 𝗱𝗶 𝗰𝗿𝗲𝘀𝗰𝗶𝘁𝗮, 𝗻𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗾𝘂𝗮𝗹𝗲 𝘀𝗶𝗽𝗼𝗻𝗴𝗼𝗻𝗼 𝗹𝗲 𝗳𝗼𝗻𝗱𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗱𝗼𝗻𝗻𝗲 𝗲 𝗱𝗲𝗴𝗹𝗶 𝘂𝗼𝗺𝗶𝗻𝗶 𝗰𝗵𝗲 𝘀𝗮𝗿𝗲𝘁𝗲 𝗱𝗼𝗺𝗮𝗻𝗶.

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Si avvicinano le elezioni e, come da tradizione, si riaccende il sacro fuoco del cambiamento. Tornano le grandi promesse, le ricette miracolose, gli appelli alla speranza e le accuse ai patti elettorali traditi. Si rispolverano slogan, si inventano simboli, si fondano movimenti e partiti che si autoproclamano nuovi, alternativi, rivoluzionari. Si ricomincia dalla riforma della legge elettorale!

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Oggi vi siederete davanti alle prove della maturità, ma in realtà porterete con voi molto più di quanto potrà essere scritto su un foglio o raccontato in un colloquio.

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Rivolgendosi a Leone XIV, l'attore spagnolo ha colto il cuore dell'evento: «La sua presenza oggi a Madrid non è soltanto una visita. È un gesto. Un gesto di ascolto, di vicinanza, di dialogo con la società civile».

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Il brano vincitore di Sanremo funziona perché è semplice, diretto, rassicurante. Racconta un amore forte, che resiste, che promette stabilità. In un tempo incerto, questo messaggio consola. Ed è proprio questa capacità di parlare al cuore che lo ha reso così popolare. Tuttavia, emozionare non significa fare teologia. La fede cristiana non si basa solo sui sentimenti, ma su un cammino, su una riflessione, su una comunità che celebra e vive un messaggio più profondo.

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Il contrasto è plastico, quasi simbolico. Da una parte il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che sceglie la sobrietà dei gesti e la forza del silenzio istituzionale, recandosi a Niscemi, luogo che richiama le ultime tragedie del nostro Paese, la realtà delle piccole comunità locali e il rapporto fra territorio e decisioni strategiche dello Stato. Dall’altra il Presidente del Senato Ignazio La Russa che interviene nel dibattito mediatico su Sanremo, con tanto di video ad hoc...

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La comunicazione nelle nostre parrocchie è diventata, negli ultimi anni, una dimensione quasi inevitabile. Siti, pagine social, gruppi WhatsApp, locandine digitali: tutto passa attraverso un flusso continuo di immagini e parole. C’è una diffusa convinzione, spesso giusta, che ciò che non viene comunicato rischi di non esistere. E così cresce la tentazione di comunicare tutto: iniziative, celebrazioni, incontri, momenti di festa.

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La notizia della scelta di don Alberto Ravagnani di lasciare il sacerdozio ha suscitato emozioni contrastanti e un dibattito acceso, soprattutto tra quanti hanno seguito con interesse e stima il suo percorso negli ultimi anni. È una decisione che tocca corde profonde, perché riguarda una vocazione, una storia personale e una comunità che, nel tempo, si è riconosciuta nel suo ministero.

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Oggi è il giorno dei sopralluoghi della politica. Li vediamo sui luoghi delle frane, lungo le strade spezzate, davanti alle case evacuate. Non mi piace chiamarle passerelle, perché credo che la politica debba fare questo: esserci, guardare, ascoltare. Sarebbe anzi grave il contrario. Ma proprio perché è il loro ruolo, oggi sento il bisogno di andare un po’ più a fondo.

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La Parrocchia S. Teresa di via Filippo Parlatore è stata condannata al risarcimento per gli schiamazzi dei ragazzi dell’oratorio. Sì, avete letto bene: non per un rave clandestino, non per un concerto heavy metal improvvisato, ma per il sacro, antichissimo e (pare) intollerabile rumore dei bambini che giocano.

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Ho visto ieri sera la puntata di Piazza pulita e subito ho fatto una semplice considerazione. L’emendamento “fake” presentato dall'On.le Ismaele La Vardera all’Assemblea Regionale Siciliana nasce con un intento che, a prima vista, appare persino condivisibile: denunciare un sistema percepito come malato, portare alla luce storture, ipocrisie, meccanismi opachi che da troppo tempo minano la fiducia dei cittadini nelle istituzioni.

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  • Via Spirito Santo, Gangi PA, Sicilia, Italia