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Quid est veritas?

Nella penombra dell’alba incerta,
dove il marmo del pretorio 
è freddo come il cuore nel dubbio,
l’uomo interroga l’Eterno.

«Che cos’è la verità?» chiede Pilato, 
voce di chi ha visto troppi idoli cadere,
troppi sogni venduti all’impero.
Non aspetta risposta.
Non vuole trovarla.

Ma davanti a lui sta la Verità fatta carne,
non con la spada, 
ma con il silenzio che pesa più di mille ragionamenti.

Gesù non discute,
non grida, 
non implora.
La sua corona è di spine,
e il suo sguardo attraversa le mura del tempo.
È la Verità che non si difende,
perché non ha bisogno di scudi.

L’uomo, 
smarrito, 
la cerca nelle pieghe della ragione,
nei libri, nelle stelle, 
nella voce della scienza o nel grido dell’anima.
E quando la incontra,
nuda,
disarmata,
non sempre la riconosce.

Così Pilato si lava le mani,
come fanno ancora molti,
quando la Verità brucia le dita e chiama alla scelta.
Ma chi ha occhi per vedere,
la vede nel volto di chi ama senza misura,
di chi tace per giustizia,
di chi dona la vita senza chiedere nulla.

La Verità non è un concetto: 
è una Persona
che ci guarda in silenzio
mentre chiediamo ciò che abbiamo davanti.

Don Giuseppe Amato
(Gangi, 29 maggio 2025)



Questo è il primo di tre testi scritti in occasione della Pentecoste 2025 all'interno del concerto "De André canta lo spirito inquieto dell'uomo" della Piccola Orchestra Animae Faber.
Ispirato al racconto dell'incontro tra Gesù e Pilato.